Ha debuttato lo scorso 21 maggio al Teatro Delfino di Milano Settanta volte Sette – The drama musical, un musical inedito tutto italiano e dichiaratamente rock. Il testo è la regia sono di Marisa Della Pasqua, mentre Maurizio Desinan ne ha firmato le musiche. Uno spettacolo, che pur con qualche margine di miglioramento, ha diversi aspetti interessanti.
La storia vede protagonisti un detenuto nel braccio della morte e la sua accusatrice, che si ritrovano dopo vent’anni. Lei, diventata influente personaggio del sistema giudiziario, ha il potere di decidere la data dell’esecuzione. Lui è ormai un uomo completamente diverso e ha capito l’incredibile forza del perdono. Settanta volte sette è infatti un numero simbolico che significa sempre e fa appunto riferimento a un passo del Vangelo, in cui ci si chiede quante volte sia possibile perdonare.
Il perdono rende libero chi lo concede e chi lo riceve. Questo il messaggio dello spettacolo, che si chiude con un rassicurante messaggio salvifico sull’amore universale. Molto interessanti, si diceva, le musiche. Un rock con un sound volutamente distorto, ben eseguito da una band dal vivo diretta da Gianluca Sambataro. Eccellente tutto il cast, in cui si mettono in luce in particolare Andrea Spina (Shaul, il criminale redento),  Selene Demaria (Ellie, l’accusatrice da giovane) e Simone De Rose (Macho, braccio destro di Shaul).
L’unico punto debole è proprio l’abbinamento rock e messaggio spirituale. Continuo a pensare che il rock non debba essere legato a temi rassicuranti e gran parte del suo fascino risieda nel suo essere cattivo e fuorviante. Il rock è quello che Baudelaire, Verlaine e Rimbaud sono stati per la poesia. Personalmente non vorrei mai veder associato “Les fleurs du mal” a un messaggio buonista.

Digressione a parte, Settanta volte sette è decisamente una creazione innovativa nel panorama del musical italiano e rappresenta un importante step. Un ottimo lavoro d’ensemble, che lascia ben sperare per il futuro di un musical italiano finalmente “adulto”.

Le foto sono di Angelo Redaelli

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