Si sono appena concluse al Teatro di Milano le tre repliche di “Diglielo a tutti”, musical tutto italiano, scritto diretto e interpretato da  Paolo Barillari. Progetto sulla carta interessante. Prima di tutto nell’ispirazione: il dramma espressionista e anti-militarista “Bury the dead”(“Seppellire i morti “ o “Venticinque metri di fango – 1936) di Iwin Shaw, che a sua volta si rifà a “Miracolo a Verdun”, pièce a tinte ancora più fosche dell’austriaco Hans Chlumberg (1930). Tre soldati di una guerra senza tempo e senza luogo si ribellano alla propria stessa morte e a tutti i valori insulsi per cui sono stati mandati a morire. Rifiutano di essere seppelliti, perché è stato negato loro il diritto stesso di vivere. Dopo gli inutili tentativi dell’esercito e del governo, per cui diventano fonte d’imbarazzo, per convincerli a giacere nello loro tombe, finiranno per urlare a tutti la propria protesta attraverso le persone che hanno amato di più. Come trovare un punto d’incontro tra un musical e un tema così forte? “Hair” banalmente insegna che l’unica strada possibile risiede nella forza della musica. E bisogna ammettere che “Diglielo a tutti” ha dalla sua una tessitura musicale molto orecchiabile ed emotivamente vicina alla storia. L’idea dello spettacolo nasce negli anni ’70 per mano di Maurizio Barillari – padre di Paolo –  e di Guido Valtancoli, che scrissero sette brani ispirati al dramma di Shaw. Nonostante Paolo Barillari abbia trasformato quest’idea in tempi più recenti in un vero e proprio musical, con l’aggiunta di diversi altri brani, “Diglielo a tutti” ha ancora molti echi di sonorità anni ’70, che danno potenza al messaggio, mentre emerge qualche contrasto di troppo con il tema nelle melodie più leggere. Vera propria opera-rock, è per stessa ammissione di Paolo Barillari un work-in-progress, che si arricchisce dall’esperienza data da anni di rielaborazione. Emerge l’impegno, la passione di tutto il cast, così unito da rivelarsi al meglio nei cori e nelle modulazioni dei tre protagonisti, Giò Tortorelli, Mattia Inverni, Santi Scammacca, Paolo Barillari nel ruolo del cantastorie della vicenda, guida l’ensemble con una potenza vocale notevole e porta in scena un lavoro che ha una sua forza intrinseca da testo off-broadway, con un uso essenziale e schietto di luci e scenografie (rispettivamente di Mario Longo e di Massimiliano Merenda), che ne evidenziano un potenziale tutto in divenire. Un musical imperfetto, ma che sa sicuramente emozionare.

Le foto sono di Federico Lamastra

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