L’inizio di una convivenza di una coppia si apre su una scena classica: Marco intento a montare il letto matrimoniale, Paola che si interroga sul futuro insieme. Parte da un ottimo presupposto Due, la commedia scritta da Luca Miniero e Astutillo Smeriglia, con la regia dello stesso Miniero e Raoul Bova e Chiara Francini nei panni dei protagonisti. Due indaga sull’incomunicabilità di questa e di tante coppie attraverso la rivelazione di tutte le paure della vita insieme. Paola, nevrotica, logorroica, a tratti insopportabile; Marco, istruttore di fitness fin troppo concentrato nell’impresa di bricolage, vede la vita attraverso la lenti di Epicuro, per cui nutre una sorta di fissazione filosofica. Ciononostante si lascia via via coinvolgere da Paola in una sorta di proiezione immaginaria della loro vita futura. Si palesano così, grazie a degli evocativi cartonati, tutte le figure che potrebbero farne parte: amanti, figli, possibili io. Un vaso di Pandora di sliding doors, che si aprono e si chiudono su vari stereotipi maschili e femminili, lasciando i due senza alcuna certezza. Un finale aperto – e non avrebbe potuto essere altrimenti –  di un testo gradevole, che fa sorridere, ma che risulta poco incisivo. Assistiamo a dei divertenti siparietti, collegati con garbo anche attraverso alcuni balli della bellissima coppia formata da Chiara Francini e Raoul Bova. Quello che manca è però un crescendo drammaturgico, con una Francini sparata a mille dalla prima scena in alcune dissertazioni adrenalitiche fin troppo vivaci sulla vita insieme. Raoul Bova risulta al contrario molto più pacato, sicuramente più credibile ed efficace nel suo ruolo di animo semplice con velleità filosofiche. Un testo che poggia su un’ottima idea, ma si perde in breve tempo nella ricerca di un’identità teatrale di autori e regista. Al Teatro Manzoni di Milano fino al 25 febbraio. 

 

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