Da qualche anno la rivisitazione di alcuni classici della cinematografia anni ’80 sta incontrando un notevole favore in Italia. Footloose, Dirty dancing, Fame sono alcuni dei titoli più rappresentativi di questa smania di revival, che ha generato spettacoli non sempre ispirati e confezionati appositamente per andare incontro ai gusti del pubblico. É la volta ora di Flashdance il musical, in scena al Teatro Nazionale fino al 31 dicembre, con la regia, la traduzione e l’adattamento di Chiara Noschese e con Valeria Belleudi e Lorenzo Tognocchi nei ruoli dei protagonisti Alex e Nick, resi immortali sul grande schermo da Jennifer Beals e Michael Nouri.

Il Flashdance cinematografico di Adrian Lyne è un tipico frutto dei suoi anni: un film patinato come un videoclip, con protagonisti belli e impossibili, una storia altrettanto improbabile, ma che ha fatto sognare intere generazioni sull’onda dell’indimenticabile colonna sonora di Giorgio Moroder. Tutto ovviamente connotato fino al midollo in un mondo anni ’80. Ma cosa resta degli anni ’80 in questo musical? Nulla, mi sento di rispondere in prima persona, come testimone di un epoca che ho vissuto in pieno. Flashdance non è un capolavoro della cinematografia, ma è sicuramente un film di culto per tutti coloro che hanno vissuto in quegli anni. Uno stile inconfondibile colorato, eccessivo e, diciamocelo, anche molto kitsch e criticato. Ma che tanto ha ispirato la moda, l’arte soprattutto la musica di questi ultimi anni, con il suo indissolubile legame all’avvento dei videoclip, che convergeva nel ben noto binomio immagine-danza-musica. Un’immagine potente, che potrà forse non piacere a tutti, ma che ha lasciato il segno (si pensi solo a quel campione di revival che è Hung Up di Madonna). E il punto è proprio questo. Chi ha realizzato Flashdance il musical sembra non avere vissuto gli anni ’80. Questa versione di Flashdance  il Musical potrebbe svolgersi negli anni ’80, ’90, anche ai giorni nostri. Uno spettacolo onesto, ma che non fa sognare, con scenografie e coreografie asettiche, costumi non particolarmente “a tema” (non basta il luccichio per fare anni ’80), luci eccessivamente frenetiche e video proiezioni alquanto invadenti. Valeria Belleudi è ammirevole per l’impegno nel ruolo di Alex, ma, come il resto del cast, è costretta a una recitazione eccessivamente “energetica”, che sembra voler supplire all’understatement complessivo dello spettacolo. Lorenzo Tognocchi è fuori tendenza con una prova più pacata, che risulta per questo più convincente. Da segnalare infine alcune ottime performances, come quella di Altea Russo nel ruolo di Hannah, l’anziana ex ballerina mentore di Alex e di Marco Stabile, nel ruolo di Jimmy. 

Nostalgici a parte, categoria in cui mi ritrovo a pieno, Flashdance è comunque uno spettacolo godibile, che sicuramente potrà piacere ai più giovani e sicuramente a tutti gli smemorati degli anni ’80.

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