Green Day’s American Idiot è tornato per il secondo anno al Teatro della Luna ed è più che mai una conferma di quanto possa essere rivoluzionario il teatro musicale quando ne ha veramente l’intenzione. Partendo da un concept album già di suo bello pregno, che nasce una violenta denuncia contro la massificazione sociale  e il disagio giovanile dell’era Bush junior post 11 settembre, lo spettacolo è una punk opera energica, travolgente e per nulla rassicurante, che si basa principalmente sulle forza dei testi e delle musiche. Lode quindi al regista Marco Iacomelli che ha scelto di non sottostare alle regole del mercato italiano, presentando uno show interamente cantato in inglese da un gruppo di giovani talenti prodotti dalla STM, coadiuvati da un’ottima band dal vivo. Si conferma quindi la grande prova dei protagonisti Ivan Iannacci (Johnny), Renato Crudo (Tunny), Luca Gaudiano (Will), Mario Ortiz (St. Jimmy), con la new entry Laura Adriani (Whatsername), interpretazione e presenza scenica notevole, che vocalmente ho però trovato più adatta al ruolo di Nathalie in Next to normal. Di livello internazionale tutta la macchina scenica: il dinamico disegno luci di Valerio Tiberi, le scene di Gabriele Moreschi,  che si è avvalso delle illustrazioni di Rosemary Amodeo ispirate alle opere di Basquiat e dei video di Antonio Simone Giansanti. Il punto più alto? Una Boulevard of broken dreams struggente, in uno scenario semi-apocalittico, in cui Tunny e e le sue ombre si avventurano in una metropoli resa vitale solo dalle luci alienanti dei grattacieli (un ulteriore omaggio all’11 settembre?). Da vedere anche se non si è fans dei Green Day, perché un’opera di questo tipo avvicina a un modo nuovo e rivoluzionario di fare teatro musicale senza smancerie e ruffianerie e proprio per questo centra il bersaglio. Fino all’11 novembre.

Foto di Giovanna Marino

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