Splendido esordiente sul palco di Villa Arconati il flauto magico dei Jethro Tull, Ian Anderson, che ha incantato il pubblico con alcuni dei più celebri successi della band. Nati nel 1968 prendendo a prestito il nome dal pioniere dell’agricoltura inglese, i Jethro Tull devono gran parte della loro fortuna proprio a Ian Anderson, l’uomo che ha dato al flauto traverso un’anima rock, ma anche polistrumentista – oltre a cantare, suona chitarra folk e armonica – e autore di gran parte dei testi e delle musiche. Virtuoso autodidatta del flauto classico e contemporaneo, Anderson è capace di passare con disinvoltura dal suono pieno e limpido della celebre versione della Bourrée di Bach poi stravolta in chiave soffiata contemporanea al suono cantato da degno emulo di Rahsaan Ronald Kirk in Serenade to a cuckoo agli echi folk-prog-blues di brani leggendari, come Aqualung, Thick as a Brick e Locomotive Breath. Istrionico sul palco, con un’attitudine a metà strada tra il menestrello medioevale e la rockstar che diverte molto il pubblico, Anderson è affiancato da quattro musicisti di altissimo livello: John O’Hara alle tastiere, David Goodier al basso, Scott Hammond alla batteria e Florian Opahle alla chitarra, che regala uno strepitoso assolo rock sulle note della Toccata e Fuga di Bach.

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