“Il Teatro non è archeologia. Il non rimettere le mani nelle opere antiche, per aggiornarle e renderle adatte a nuovo spettacolo, significa incuria, non già scrupolo degno di rispetto” Così scrive Pirandello nel suo saggio introduttivo in Storia del teatro italiano di Silvio d’Amico nel 1936

Con il Teatro di Dioniso, Valter Malosti (qui trovate la mia intervista) porta in scena Il berretto e sonagli,  il suo primo Pirandello, seguendo lo stesso spirito di rinnovamento indicato dall’autore. Non più il testo intoccabile frutto di innumerevoli e spesso ingessate rappresentazioni, ma un allestimento vivo ed energico. Sulla linea delle rivisitazioni “d’autore”, come era accaduto con il  lavoro tratto da La scuola delle mogli di Molière, Malosti fa sua la versione dialettale, A birritta ccu ‘i ciancianeddi, scritta nel 1916 da Pirandello per il grande attore comico Angelo Musco, in un modo originale e divertentissimo, dando appunto nuova linfa, contemporaneità e schiettezza a un caposaldo della drammaturgia italiana. La prima redazione de Il berretto a sonagli, ritrovata nel 1965 e pubblicata solo nel 1988, offre l’occasione di attingere a piene mani a una lingua meravigliosa, ritmica e viva oltre che a focalizzare l’attenzione sui temi straordinariamente moderni dell’opera. Come ormai è noto, la commedia si snoda sulla crisi coniugale di Beatrice Fiorica, moglie in preda a una gelosia ossessiva e fondata nei confronti del marito, reo di tradimento con la bella e giovane moglie dello scrivano Ciampa. Beatrice ottiene soddisfazione facendo smascherare e arrestare i due adulteri, ma non ha fatto i conti con le ripercussioni sulla vita di Ciampa, che chiede e ottiene un suo personalissimo risarcimento. La messa in scena di Valter Malosti ha due punti di forza notevoli: l’utilizzo di un siciliano “addomesticato”, alla Camilleri se vogliamo, che rende i dialoghi di una musicalità assoluta e spinge al massimo la carica espressiva dei personaggi: la sferzante acredine di Beatrice, la nenia lamentosa della Fana, la volgarità della Saracena, l’indolenza di Fifì e di Donna Assunta, il tono ossequioso del Delegato Spanò. Geniale poi la presenza perturbante di una Sarina Ciampa voluttuosa e morbida, che si esprime con un tono e e un lessico di una volgarità disarmante. Quasi una soubrette d’avanspettacolo, quel modo teatrale così fisico e schietto, che fuororeggia proprio nei primi anni del ‘900. E proprio il corpo è l’altro punto di forza dell’allestimento, un corpo che sprona  gli attori all’azione, a un continuo entrare e uscire dalla scena come in un vortice degno del Teatro dei Pupi. Un teatrino di Bene e Male (le due serve Fana e Saracena) che si avvicenda nella mente di Beatrice, ma anche un teatro d’azione con l’evoluzione di Ciampa da scrivano fedele a carattere violento in preda a furori omicidi. “Gesti, andatura modi di parlare, pazzeschi. Cosicchè dovrà nascere il sospetto e la paura che a un dato momento egli possa uccidere”- scrive Pirandello a proposito di Ciampa in una lettera a Martoglio. Valter Malosti da un’interpretazione vibrante e per nulla scontata di un personaggio tragicomico, rinchiuso  in un corpo che tiene a bada a stento la propria follia per poi mimarla a Beatrice e suggerirla come unica via di scampo. E la stessa Beatrice si rivela alla fine un corpo inerte e ormai completamente estraneo alla società stabilita

Da questo allestimento emerge un’interessante ridefinizione dei personaggi attraverso il recupero dei tagli operati da Musco e mai reintrodotti da Pirandello nell’edizione italiana. Si ricolloca in scena soprattutto una Beatrice, la bravissima Roberta Caronia – anti-maschilista, moderna e disturbante e forse per questo censurata all’epoca. Tutti i personaggi trovano una loro identità grazie a un magnifico ensemble di attori: Paola Pace (Donna Assunta La Bella / la Saracena), Vito Di Bella (Fifì La Bella), Paolo Giangrasso (Delegato Alfio Spanò), Cristina Arnone (Fana) e Roberta Crivelli (Sarina Ciampa). Un lavoro corale e appassionato, che si distingue come teatro vivo e proprio per questo più pirandelliano che mai.

Dopo il recente successo al Teatro Franco Parenti a Milano, lo spettacolo prosegue la tournée in tutta Italia fino al 1° aprile.

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