Ecco il testo integrale dell’intervista a Vesna Pavan, poliedrica pittrice e Art Designer che ho avuto il piacere di avere ospite nel programma Settegiorni su Radio Cernusco nella puntata del 26 giugno scorso. Di origine friulana, Vesna Pavan è un’artista precocissima e ha inaugurato la sua prima mostra personale nel 1992, a soli 16 anni. Dopo essersi diplomata alla scuola d’Arte e Mosaico a Spilimbergo, dal 1997 è a Milano, dove ha proseguito gli studi sulla gestualità attraverso teatro, fotografia e computer graphics e sull’influenza che il colore ha sull’uomo e sull’ambiente circostante. Nella sua produzione artistica si fondono insieme pittura, scultura, moda, design e fotografia e la figura femminile ha un ruolo fondamentale. Dal 2008 Vesna espone con notevole successo in Italia e in tutto il mondo. Le sue opere si trovano in musei, collezioni private e pubbliche in Europa e Stati Uniti. Lo scorso 29 giugno, presso lo spazio M7, Vesna ha presentato le sue ultime creazioni e in anteprima anche alcuni pezzi della sua nuova collezione fashion, composta da capi d’abbigliamento ispirati alle sue stesse opere. Nella gallery finale alcuni scatti della serata.

Hai fatto la tua prima mostra giovanissima, a soli sedici anni. Quando ricordi di aver avuto il primo impulso a esprimerti attraverso l’arte? L’arte fa parte del mio DNA, i miei genitori sono entrambi artisti. A tre anni già facevo copia dal vero, dovendo riprodurre, sotto supervisione, ciò che rimaneva sulla tavola: una bottiglia, un bicchiere ed un pezzo di pane. È un esercizio che si è protratto fino a quando, all’età di a 14 anni, ho deciso di iniziare a lavorare sulle sintesi.

Nel tuo vissuto sei entrata in contatto con diversi ambiti, la fotografia, la computer graphics e il Gestallt Counselling. In che modo esprimi questi tuoi interessi nella tua produzione artistica? Sono tutte esperienze che mi hanno arricchita sia interiormente che a livello tecnico, più mezzi hai a disposizione meglio riesci ad esprimere il tuo pensiero. È molto importante curare la propria crescita interiore, attraverso lo studio della tecnica, per essere più consapevoli ed onesti nei confronti del proprio lavoro. La tecnica espressiva si evolve insieme all’artista.

Nelle tue opere ci sono spesso due elementi predominanti, delle labbra rosse e una figura femminile. Come mai questa scelta? Le labbra rosse sono un simbolo che si presta a varie interpretazioni, la passione, l’attrazione, il pericolo, ma per me rappresentano la forza e la consapevolezza del potere femminile. Io indago la figura della donna da sempre. È una ricerca che va oltre il corpo e vuole catturare ed esprimere la complessità interiore della donna come icona e musa ispiratrice, che muta nei secoli. Il suo mistero è dato dalle mille sfaccettature del suo carattere, difficilissime da scoprire. Le donne sono l’onda del futuro.

Hai dedicato la collezione Memories a Pina Kovacic, la moglie di Primo Carnera. Che cosa ti ha colpito di questa figura? Mi ha colpito da sempre la sua storia di donna dolce e molto forte, capace di tenere unita la famiglia. Lei è la prima protagonista di un ciclo dedicato alle donne in ombra, ma non per questo meno importanti. Il mio obiettivo è quello di riscattarle, trasformandole in icone.

La collezione Skin colpisce particolarmente, perché si discosta dall’ambito figurativo e utilizza un mezzo espressivo puramente materico e cromatico. Com’è nata l’ispirazione per questa produzione? Questo ciclo è nato dall’esigenza di rivivere il colore come se fosse sempre fresco. Non volevo che rimanesse imprigionato sulla tela o su un altro supporto, volevo toccarlo. È stata una rivoluzione interiore. Da lì è partita una serie sperimentazioni che hanno portato, nel 2014, alla nascita del ciclo Skin. Ho ricevuto da subito importanti consensi da parte dei mercanti e della critica che ha considerato i miei lavori alla stregua delle avanguardie artistiche degli anni ‘50, fino alla dimensione Fontaniana dello spazialmente incerto. Gli Skin sono a metà strada fra pittura e scultura. Il filone innovativo da me creato è la touchable art: un’altra rappresentazione dell’essere umano, l’eterno gioco tra l’essere ed apparire.

A proposito di colore, parliamo della tua teoria del colore, il cromatismo Pavaniano. Il colore e il contrasto sono fondamentali nelle tue opere; da dove nasce questa scelta? In realtà non è una scelta, è un mio personale utilizzo del colore per rappresentare l’emozione. Io ho un grandissimo rispetto per il colore, non vedo i contrasti, ma il dialogo che i colori creano tra di loro. a volte si annullano, altre si rinforzano, altre si provocano o si influenzano. Nel cromatismo Pavaniano non ci sono né sfumature né ombre, ma solo dialoghi di colori puri.

Nelle tue opere si notano influenze della pop art, del fumetto, ma anche dell’arte giapponese, così come di artisti dell’informale italiano, penso soprattutto ad Alberto Burri per la collezione Skin. Hai un artista che è il tuo punto di riferimento o a cui ti sei in qualche modo ispirata? Nella mia vita fin dall’infanzia mi sono ispirata a moltissimi artisti Non direi però che si tratta di punti di riferimento. Ogni artista che ho indagato mi ha aperto qualche porta verso l’ampliamento della mia percezione. Van Gogh mi ha insegnato come interpretare e sentire un paesaggio; Escher mi ha portato a sorprendermi sulle illusioni dimensionali, scoprendo così l’effetto ottico e l’importanza della matematica; Warhol mi ha fatto provare emozioni contrastanti tra la sua volontà di distruggere il concetto classico di opera d’arte e la sua capacità di rendere arte anche un’azione quotidiana; Magritte mi ha stimolato all’introspezione. Diciamo che dal Bernini in poi tanti grandi maestri mi hanno regalato insegnamenti preziosi che ho adottato come linee guida per la mia evoluzione interiore e per la mia attività artistica. 

Ti sei spesso auto-ritratta soprattutto nella serie Fusion. C’è un motivo particolare? Credo che nell’atto del ritratto ogni artista sperimenta in primis ciò che conosce meglio, io conosco molto bene il mio corpo. Quando disegno un muscolo esprimo un concetto; ad esempio un addominale o una spalla simboleggiano la forza, un collo lungo e sinuoso l’eleganza… ogni artista lascia una parte di sé in ciascun’opera e questo la rende unica, come un figlio che prende i caratteri ereditari del genitore.

 Hai disegnato anche oggetti di arredo come ceramiche e tappeti e le T-Shart. Ami la moda e il design? Hai uno stilista che prediligi? Non sono molto legata ai marchi, compro ciò che mi piace e ciò che mi sta bene. Alcuni stilisti hanno incontrato maggiormente il mio gusto anche perché mi hanno fatto vedere l’abito come una scultura. Tra questi posso citare: Pierre Cardin, Jean Paul Gaultier e Versace. Per me il Design è un aspetto molto importante nella vita di tutti i giorni, può essere applicato ad ogni oggetto d’uso comune, semplificandolo con gusto ed armonia, regalando piacere. I grandi Maestri ci insegnano un concetto fondamentale: ogni oggetto può avere una valenza artistica, si lavora per fare in modo che l’arte sia presente in ogni casa ed ad ogni ora. Questo è il mio impegno.

In che direzione pensi stia andando l’arte italiana in questo momento storico? L’arte è nata con l’uomo, ogni periodo storico ha avuto la sua espressione. L’arte Italiana è in continuo fermento. L’Italia è un paese meraviglioso, in cui si respira arte e design ovunque si vada e da qualunque parte ci si giri. Credo che vivere ed avere successo in questo paese possa aprire molte porte all’estero. Un artista deve essere molto esigente con se stesso per dare valore alla storia del proprio paese. L’Italia ha dato i natali a grandi maestri dell’arte, del design, della moda, della letteratura, della poesia e non solo…

Su che materiale non hai ancora sperimentato e vorresti sperimentare? Di solito il materiale che scelgo è dettato dall’idea dell’opera. Se invece dovessi ragionare al contrario, cioè partire da un materiale per poi creare un’opera, mi piacerebbe lavorare il Metacrilato.

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