Jersey Boys è uno dei quei musical in cui tutto deve essere in perfetta sincronia per funzionare. Data anche la storia tipicamente americana – ascesa, trionfo e caduta del gruppo musicale dei Four Seasons –  il rischio è davvero insidioso. Facile cadere nello scimmiottamento di modi e atteggiamenti dei performer americani oppure nella tendenza tutta italica agli eccessi di pathos neo-melodico. Niente di tutto questo nell’allestimento diretto da Claudio Insegno e visto di recente al Teatro Nuovo di Milano. Uno spettacolo da manuale, recitato alla grande in italiano e cantato in perfetto inglese, in grado di coinvolgere, emozionare e trascinare a pieno ritmo in un’atmosfera deliziosamente retro, ricreata dalle scenografie di Roberto e Andrea Comotti e dai costumi di Graziella Pera. Ottima e per niente scontata la recitazione si diceva. I quattro ragazzi del New Jersey sono Alex Matromarino, un perfetto Frankie Valli con una voce davvero straordinaria; Marco Stabile (Tommy De Vito), forse il più dotato dal punto di vista recitativo che tratteggia un personaggio sempre in bilico tra la gaglioffaggine e la sensibilità; ottimo come sempre Flavio Gismondi (Bob Gaudio) che delinea un personaggio quadrato e molto lontano dagli echi poetici di Newsies; Claudio Zanelli offre una prova molto convincente ed è dotato di uno humour naturale. Quattro voci eccellenti, che si fondono in perfetta armonia attorniate da un cast di altissimo livello (Alice Mistroni, Felice Casciano, Brian Boccuni, Giada D’Auria, Massimo Francese, Pasquale Girone, Roberto Lai, Gloria Miele, Elena Nieri, Giuseppe Orsillo, Giulio Pangi) e coadiuvate da una band dal vivo sotto la direzione musical di Angelo Racz. Tanto ritmo nella regia di Claudio Insegno che coinvolge il pubblico in un finale coinvolgente sull’onda di indimenticabili hits come Sherry, Big Girls Do not Cry, Walk Like A Man, Beggin’, December, 1963 (Oh what a Night) e Can not Take My Eyes off You.

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