E’ in scena dal 9 novembre al Teatro Manzoni di Milano, La Guerra dei Roses, adattamento teatrale di un ottimo romanzo di Warren Adler, di cui tutti ricordano la divertente versione cinematografica datata 1989 con Michael Douglas e Kathleen Turner diretti da Danny De Vito.

Protagonisti del vivace allestimento teatrale italiano, prodotto da La Pirandelliana e tradotto da Antonia Brancati e Enrico Luttmann, sono Ambra Angiolini e Matteo Cremon con la regia di Filippo Dini. 

Je t’aime moi non plus. Si potrebbe sintetizzare così, con il titolo di una scandalosa canzone di Serge Gainsbourg, la tragicomica vicenda dei Roses. Barbara e Jonathan sono una coppia innamorata, ricca, bella e ammirata, al top della soddisfazione mondana. Barbara si è completamente votata al successo del marito, scegliendo, allestendo e prendendosi cura della loro magione perfetta e prestigiosa. Ma l’amore improvvisamente si spezza, nel momento in cui Barbara ha una fulminante auto-rivelazione. La sua dedizione ha infatti frenato e annullato tutte le sue ambizioni, costringendola a una vita in ombra, sempre due passi indietro al marito. E la donna dice basta, dapprima quasi con timidezza e sorpresa, poi con convinzione sempre maggiore, rompendo gli argini di una rabbia, che sfocia ben presto in un odio inizialmente univoco. Jonathan è infatti ancora innamorato della moglie e all’inizio non  la riconosce in versione virago. Ma non avrà scelta davanti alla sua foga da eroina tragica e, in un crescendo di rancore, dispetti e bassezze, imparerà con lei tutte le sfumature dell’odio, esacerbato dai rispettivi avvocati divorzisti interpretati da Massimo Cagnina e Emanuela Guaiana, squallidi alter ego di un’umanità ormai lontana. In un’efficace scenografia instabile e inquietante – di Laura Benzi – che richiama le visioni oniriche hithcockiane di Dalì di Io ti salveròla pièce evolve rapida verso un acido e divertente cinismo, che celebra maestosamente la fine di un amore. Merito soprattutto dell’ottima performance di Ambra Angiolini, che rende alla perfezione le mille nevrosi del ruolo, ben coadiuvata dal coniuge teatrale Matteo Cremon. Massimo Cagnina offre dalla sua una nota di verve, che richiama molto la prova di Danny De Vito nella versione cinematografica. Anche se alcune scene risultano a volte un po’ troppo lunghe nella loro giusta frenesia, risentendo forse della doppia origine narrativa e cinematografica, la regia di Filippo Dini è comunque inappuntabile. Al Teatro Manzoni di Milano fino al  26 novembre.

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