La scuola delle scimmie, spettacolo scritto e diretto Bruno Fornasari e andato in scena dal 25 gennaio all’11 febbraio in prima nazionale al Teatro Filodrammatici, è un interessante confronto drammaturgico tra due antefatti storici non particolarmente noti: il “Processo alla scimmia” che, nel 1925 a Dayton in Tennessee, vide coinvolto il professor John Scopes, colpevole di aver insegnato la teoria evoluzionista di Darwin ai suoi allievi; la morte in Siria nel 2013  del primo foreign fighter italiano, Giuliano Ibrahim Delnevo. Due simboli di estremismo di epoche molto diverse, ma ancora terribilmente simili nell’intento e nella spinta emotiva. Bruno Fornasari ha concepito la spettacolo su due livelli: da una parte Scopes (Luigi Aquilino), calato progressivamente negli inferi creati dal bigottismo dei suoi accusatori, confortato dal flebile supporto dei genitori (Giancarlo Previati e Sara Bertelà), disilluso dal tradimento morale della fidanzata (Irene Urciuoli) e supportato su un piano mediatico dall’ambiguo reporter H.L. Menken (Emanuele Arrigazzi); dall’altra, la storia, fittizia ma ispirata a quella di Delnevo, di un professore italiano dei nostri giorni (Tommaso Amadio), che torna ad insegnare nel suo quartiere di origine. Oltre a ricongiungersi con lo zio (Giancarlo Previati) ritrova un contesto difficile, dilaniato dal problema di integrazione tra le varie etnie. Paradossalmente lo stesso professore ha perso un fratello in Siria come combattente estremista islamico. Una tragedia che lo ha portato ad allontanarsi da tutto e che è anche causa della fine del legame con la sua compagna (Silvia Lorenzo). Il professore si ritrova in un doppio conflitto: uno è provocato dai tentativi di seduzione di una giovane allieva (Irene Urciuoli) osteggiati con violenza dal padre di lei (Emanuele Arrigazzi); l’altro è provocato dal il cinismo della preside della scuola (Sara Bertelà), che gli impedisce di insegnare le religioni in chiave evoluzionista. La storia si ripete. 

La Scuola delle scimmie è un raffronto di due realtà apparentemente lontane, che si riflettono in modo distorto nello stesso specchio. Nessuna delle due esperienze offre alcun tipo di risposta. Il fanatismo, l’estremismo, l’intolleranza non fanno altro che generare domande a cui è impossibile rispondere. Fornasari sceglie l’arma di un realismo ironico e pungente, che si rivela anche molto efficace da un punto di vista drammaturgico. Il “Processo alla scimmia” in America ha generato più di un approfondimento: un testo teatrale, Inherit the wind di Jerome Lawrence e Robert E.Lee, pubblicato nel 1955 guarda caso in pieno maccartismo, un film del 1960, E l’uomo creò Satana, diretto da Stanley Kramer con Spencer Tracy, Frederick March e Dick Sargent e un tv movie, 1925: Processo alla scimmia del 1988 con Kirk Douglas e Jason Robards.  L’innesto delle due epoche del testo di Fornasari toglie l’aurea melodrammatica degli adattamenti citati e porta in scena una questione viva e – si perdoni il gioco di parole – in piena evoluzione. Come affrontare il fanatismo senza diventare estremisti a propria volta? Qual’è la chiave di svolta tra estremismo e coerenza? La scuola delle scimmie oltre che su un’ottima regia poggia su un cast eccellente, impegnato anche in doppi ruoli, in cui è davvero notevole la prova di Giancarlo Previati e Sara Bertelà.

 

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