Dai congegni perfetti di Feydeau alle esilaranti situazioni di Noël Coward fino al più moderno Neil Simon, la storia del teatro insegna che bastano pochi elementi per costruire la commedia ideale: una storia divertente, ritmo e bravi interpreti.

Esattamente quello che si può trovare in “Ieri è un altro giorno”, uno spettacolo davvero divertente in scena al Teatro Franco Parenti a Milano fino al 6 di gennaio. Tratto da uno dei maggiori successi teatrali francesi degli ultimi anni, scritto da Sylvain Meyniac e Jean François Cros e nominato miglior commedia ai Molière 2014, “Ieri è un altro giorno” è portato sulle scene italiane da una compagnia particolarmente affiatata. In prima linea Gianluca Ramazzotti e Antonio Cornacchione, sotto la direzione del regista dell’allestimento originale francese, Eric Civanyan.

La storia si apre in sordina sulla monotonia di una giornata di Pietro Paolucci (Gianluca Ramazzotti), un irreprensibile avvocato, che sogna da tempo di trasferirsi in uno studio di Londra. Pur di raggiungere il suo scopo, Paolucci decide di compiere un atto eticamente riprovevole, assecondando le richieste di Bernardo (Antonio Conte), il suo datore di lavoro e Federico (Alessandro Sampaoli), il genero di quest’ultimo. Il suo gesto avrà delle conseguenze inaspettate, scatenate dall’entrata in scena di un bizzarro personaggio (Antonio Cornacchione) che ha molto a che vedere con la ripetitività sconvolgente di ogni singolo momento di un’unica giornata. Come in una sorta di folle caleidoscopio, si ripropongono diverse sfaccettature di una stessa situazione, in un crescendo di sviluppi imprevedibili ed esilaranti, fino a un originale epilogo, in cui fa capolino anche un risvolto romantico.

“Ieri è un altro giorno” è una commedia perfettamente costruita con un ritmo così serrato da non concedere pause al divertimento. Merito soprattutto delle ottime prove di Gianluca Ramazzotti e Antonio Cornacchione, che formano un duo comico formidabile, ben coadiuvati da Milena Miconi, Bianca Maria Lelli, Antonio Conte e Alessandro Sampaoli. Molto curata anche la regia di Civanyan, così come la traduzione italiana del testo francese Luca Barcellona e David Conati.

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