Di recente ho potuto apprezzare al Teatro Libero di Milano uno spettacolo che è un piccolo gioiellino nel suo genere. Si tratta di “Blind date per Claudio Abbado – Un’orazione civile”, più che uno spettacolo, un incontro con la personalità del grande Maestro scomparso, attraverso la lettura di brevi testi e interviste e soprattutto con la sua musica. La parte verbale è affidata allo stesso autore, il giornalista Andrea Pedrinelli, che, con un approccio pacato e rispettoso, ma non per questo meno efficace, riesce a diffondere la forte istanza etica di Claudio Abbado, con le sue riflessioni sull’uomo, la scoperta della musica come folgorazione avuta da bambino, la politica, le contraddizioni del mondo culturale italiano fino alla malattia, vista come occasione per capire il senso delle cose. Il significato pieno di queste parole è dato dall’ascolto, rigorosamente al buio, di alcuni brani diretti da Abbado, ripresi da dischi orginali Sony Classical. Senza distrazioni, senza fronzoli. La musica nella sua essenza, uno specchio sulla nostra anima che riflette anche quella degli altri, come in un’unica magica connessione di sensi. Si esce rigenerati, purificati da questo spettacolo, con il pensiero del grande uomo di cultura Abbado condensato in un potente, profondo ascolto collettivo che spazia da Bartók a Mozart, da Rossini a Brahms. Una messa in scena semplice, con alcuni leggii che scandiscono la progressione della vita e del pensiero di Abbado, messi in luce con la sequenza recitata. Un bravo all’essenzialità dell’allestimento diretto da Rossella Rapisarda e prodotto dagli Eccentrici Dadarò e all’ideazione e all’impegno in scena di Andrea Pedrinelli. Uno spettacolo decisamente perfetto per le scuole, ma che, a mio parere, merita di essere visto da un pubblico di ogni età.

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