Una versione italiana di Spamalot, il musical dei Monty Python? All’annuncio dato la scorsa primavera in molti hanno esultato. Poco importa che in gran parte non conoscessero affatto i Monty Python e la loro folle e irriverente comicità. Iniziamo quindi con qualche dato, tanto per capirci: Spamalot è una commedia musicale di Eric Idle e John Du Prez basata su un film dei Monty Python Monty Python e il Sacro Graal (1975). Un film passato molto in sordina in Italia e decisamente massacrato da un doppiaggio delirante. Trattasi in realtà di un compendio della geniale comicità del sestetto britannico, una spassosa parodia della saga di Re Artù e dei suoi cavalieri alla ricerca del Graal. Quando 2004 Eric Idle, membro dei Monty Python, lo porta sulle scene di Broadway, ha dalla sua un cast imponente: Tim Curry è Re Artù, David Hyde Pierce (Niles di Frasier) è Sir Robin, Sara Ramírez (Torres di Grey’s Anathomy) è la Dama del Lago. Raccoglie ora la sfida italiana Claudio Insegno, che ha affidato la traduzione a Rocco Tanica. Scelta azzeccatissima, dato che le insidie dei giochi linguistici che hanno reso celebre il gruppo inglese erano dietro l’angolo. Con rispetto da vero fan, Tanica ha reso alla perfezione la stralunata comicità del testo, senza tradurre letteralmente le strofe, ma giocando su una sorta di parafrasi in rima molto efficace che genera un fuoco di fila di risate ininterrotte e convulsive. Merito senza dubbio delle numerose gag, ma anche di un cast a dir poco perfetto.  Elio è Artù, ma non cade nella facile tentazione di interpretare se stesso, anzi aderisce al ruolo con toni e sfumature inedite e una possente prova vocale. Attorniato dall’esilarante gruppo di cavalieri della Tavola Rotondissima (Andrea Spina, Umberto Noto, Filippo Musenga, Thomas Santu) Elio trova la sua controparte femminile in una strepitosa Pamela Lacerenza (la Dama del Lago) dotata di un grande presenza scenica e di una voce eccezionale. Ottimo tutto l’ensemble che si destreggia  con disinvoltura trasformista in ruoli diversissimi. Doveroso quindi citarli tutti: Giuseppe Orsillo, Luigi Fiorenti, Michela Delle Chiaie, Greta Disabato, Federica Laganà, Maria Carlotta Noè, Simone De Rose, Daniele Romano, Alfredo Simeone, Giovanni Zummo.

Così come è indiscutibile l’ottimo lavoro del cast tecnico: la direzione musicale di Angelo Racz e la sua orchestra di dieci elementi, le divertenti coreografie di Valeriano Longoni e i costumi vagamente disneyani di Lella Diaz. Si fa notare il minimalismo delle scene di Giuliano Spinelli, che poggiano in gran parte sull’impianto luci altrettanto morigerato di Alin Teodor Pop. Una scelta registica ben precisa, che non si pone in competizione con le enormi possibilità degli allestimenti di Broadway, ma punta su un lavoro teatrale di ensemble in cui ognuno aderisce perfettamente al proprio ruolo non facendo altro che confermare, se mai ne ce ne fosse bisogno, le grandi capacità registiche di Claudio Insegno.

Il risultato si diceva. Un trionfo. E questo è un segno più che positivo che riconcilia sia con l’ignoranza per la cultura teatrale non italiota e poco fracassona, sia con lo snobismo dei pochi che apprezzano lo storico gruppo comico inglese da più di un trentennio. 

Prova ne è che alla fine tutto il pubblico si ritrova a cantare, quasi fosse un refrain sanremese, Always look at the bright side of life (celebre tratto da Brian di Nazareth, film-capolavoro dei Monty Python). 

Al Teatro Nuovo di Milano fino al 6 gennaio.

Le foto di scena di Spamalot sono di  Federico Lamastra 

 

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